Democrazia e identità: Fabjola Kodra, uno dei tanti volti del cammino albanese

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Da quasi una settimana sono concluse le votazioni per il referendum sul taglio dei parlamentari e dei senatori, dove ha vinto largamente il Sì.

In contemporanea si sono svolte anche le elezioni per scegliere di nuovo i presidenti e i consigli di sette regioni, ma anche numerosi sindaci e consiglieri comunali.

Milioni di candidati si sono iscritti in diverse liste e infine qualcuno è riuscito ad essere eletto e qualcuno no. E’ molto interessante capire ciò che spinge una persona a candidarsi nelle elezioni, insomma comprenderne gli obiettivi, le scelte, il lavoro preparatorio e infine captare le emozioni e i pensieri nel momento in cui viene eletto.

Un vecchio detto albanese riporta che per conoscere veramente bene una persona basta darle o dei bei soldi o il potere. E noi questa ghiotta occasione non potevamo di certo farcela scappare.

Fra le migliaia delle persone elette mi hanno colpito le parole postate su Fb da parte di una ragazza italo-albanese. Lei è Fabjola Kodra, una ragazza nata a Durazzo 25 anni fa che nelle ultime elezioni nel comune di Vignola, provincia di Modena in Emilia – Romagna, è stata la seconda più votata della sua lista con 160 preferenze (6 in meno del primo eletto) in un comune che conta 25.622 abitanti.

Grazie anche al suo contributo la sindaca della città dal 21 ottobre di quest’anno è Emilia Muratori. Fabjola è una ragazza giovane di seconda generazione di immigrati, di quella generazione che sono nati o che sono arrivati in Italia da piccoli, seguendo la maggior parte della formazione presso le scuole, gli istituti e gli atenei italiani.

“Mi sento spesso fuori luogo, come una barca nel bosco. Mi sento sovente come se elemosinassi spazio e affetto. Mi sento costantemente inferiore. Ci sto lavorando, ma questa campagna elettorale, come ho già raccontato, ha aiutato a farmi riscoprire intorno tanta stima inaspettata. Ma ora ho capito. Nulla c’entrano le questioni di voti e le preferenze, così come nulla ha a che fare la questione del ruolo o del comune: è come se fosse una vita che busso ad una porta… e qualcuno oggi me l’ha finalmente aperta calorosamente. Come una casa di prima mattina, profumata di caffè, mi sento finalmente Benvenuta” scrive lei.

La redazione le ha diretto numerose domande e lei non si è tirata indietro.

Intervista a Fabjola Kodra

Qual è la tua proposta all’interno del programma del PD?

La rappresentanza è il fattore più importante. Lo dico con convinzione: mi ero proposta di fare questo, ossia rappresentare ciò che sono. Sono giovane, donna e immigrata di seconda generazione. Ma sarò anche lavoratrice, mamma e un giorno anziana.

Parto dall’essenza della democrazia, che è quella di portare le istanze di chi rappresenti nei luoghi opportuni, davanti alle istituzioni. Sappiamo del malcontento e della sfiducia generale – non certo nuovi al popolo – ma ora più che mai conosciamo questo sentimento. E allora si parte dall’essenza di ciò che un “eletto” dovrebbe essere: un ponte. Mi sento un ponte, pensate dopo averlo attraversato per una vita, non potrei essere altrimenti, sono figlia di due lingue e di due culture.

In consiglio comunale farò del mio meglio per portare avanti progetti su ambiente, scuola, cultura e pari opportunità. Parlo di percorsi educativi sulla parità di genere, sull’ambiente, aumentando le campagne contro il bullismo, potenziando i centri antiviolenza e la rete del volontariato, abbattendo delle barriere architettoniche, creando spazi ed eventi culturali per giovani artisti. Potrei continuare così all’infinito.

Secondo te perché ti hanno votato?

Forse perché hanno visto in me qualcuno che “rompe il guscio”. Certo, mi sono impegnata tanto in questa campagna elettorale, ma ero convinta di riuscire a prendere giusto il voto di famigliari e amici. Non sono particolarmente brava nelle pubbliche relazioni, per cui sono davvero sorpresa del risultato. Ho puntato molto sulle idee raccogliendo le opinioni delle persone, bussando casa per casa, andando parco per parco, portando il mio messaggio a più persone possibili.

Essere in possesso di una doppia cittadinanza, appartenere a più culture e parlare più lingue secondo te è un punto di vantaggio e se sì, perché?

Conoscere è sempre un vantaggio. Che sia una lingua, un piatto, una cucina, un luogo. Conoscere è semplicemente bello e ci arricchisce. Crescendo l’ho capito. Da bambina nel tentativo di omologarmi ai miei coetanei, mi pesava e forse ero contenta di non sapere bene l’albanese. Ma ora… vorrei solo dire ai ragazzi di oggi che non è un peso. E non voglio nemmeno essere falsa: non è vero che siamo tutti uguali. Siamo tutti diversi! Ed è bellissimo così. Elogio all’unicità e alla diversità. Perché sono queste le cose che ci rendono belli, veri e ci permettono di raccontarci agli altri senza filtri.

Sei di origine albanese. Cos’è l’Albania per te?

Una mamma che conosco poco, a cui sono rimasta (forse tutt’ora) diffidente, ma che in fondo le voglio un bene dell’anima. Tant’è che in futuro non escludo di impegnarmi in prima persona per lei!

Cosa significa avere un nome straniero nella tua quotidianità?

Vivo in un paese di provincia, a Modena. Certo ci sono 25.000 abitanti, ma come ogni provincia fatica ad accettare una visione multiculturale del mondo. Durante la campagna elettorale non sono mancate le classiche offese, ma fortunatamente, tutte provenienti da persone adulte o anziani.

La gioventù ha un’altra visione: è cresciuta con amici provenienti da tutto il mondo, ha viaggiato e sa che per essere patrioti non c’è bisogno di divedere ed escludere. Scherzando mi è stato detto: “sei riuscita ad insegnare ai vignolesi a scrivere Kodra…” Vale per la K, come vale per altri nomi e cognomi stranieri: se hanno imparato a parlare inglese, francese, russo, spagnolo… impareranno anche a dire Kodra, o Ahmed, o Khadija.

Cosa significa essere integrati secondo te e quali sono le proposte da fare per migliorare le politiche che riguardano l’immigrazione?

Per troppo tempo abbiamo o meglio ho creduto che l’integrazione fosse annullare le proprie origini. Non metti il velo? Ma come sei integrata. Parli italiano a casa? Wow, che bravo che sei. Hai solo amici italiani? Sei integratissima. L’integrazione non deve essere sostituzione.

E credo che le politiche dedicate all’immigrazione debbano passare e partire da un concetto base molto importante. Le persone non sono un grafico a forma di torta. Non hanno bisogno di essere misurate con dati e percentuali sulla loro italianità o sul loro essere stranieri. L’amore per una terra, Italia o altro, non è questione di percentuali! L’amore non ha confini. E posso essere sconfinatamente innamorata dell’Italia come posso essere allo stesso tempo albanese.

Bisogna togliere questo concetto di identità a senso unico.

Partendo dalle scuole, solo in questo modo si potrà pensare ad una società diversa e pacifica che convive condividendo. Ci vorrà tempo, ma le cose migliori lo richiedono.

Noti qualche differenza tra i tuoi genitori e te nel modo in cui vivete l’Italia?

Certo, ma questo credo abbia a che vedere con questioni generazionali. Col tempo siamo cresciuti tutti. Io anagraficamente, passando all’età adulta, loro come persone, come genitori ed individui; hanno camminato con me in quel famoso ponte e mi hanno accompagnato come meglio potevano. Perché se per me era difficile coniugare la diversità, loro dovevano farlo con la responsabilità di una figlia.

Sei di origini albanesi, ma quale è la tua lingua madre?

Non avrei potuto dire nemmeno la metà delle cose che ho detto in queste 8 domande in albanese. L’italiano è la mia lingua, l’italiano – non me ne vogliate – è la lingua più bella del mondo.

Ci piace chiudere quest’ intervista con le parole di Fabjola scritte immediatamente dopo aver saputo di essere una componente del consiglio comunale di Vignola. “Il primo sentimento è sicuramente un senso di GRATITUDINE immenso. Ci sarebbe stato a prescindere dal risultato, ma ora “e ndjej zemren mal”.

Immediatamente dopo ho sentito forte un senso di RESPONSABILITA’”.

Non ci rimane che augurarle un grande in bocca al lupo nel suo nuovo percorso, dicendole che niente sarà facile, ma nulla sarà insormontabile. E chi meglio di una ragazza come Fabjola lo sa?

/RDA News

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